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Da piazza di Pietra, per via dei Bergamaschi, si passa in Piazza Colonna. A sinistra la facciata ottocentesca del palazzo Wedekind (di P. Camporesi, 1838 ove ha sede il quotidiano IL TEMPO), con ampia terrazza sorretta da un portico di 16 colonne ioniche antiche, provenienti da Veio. A destra, la piccola chiesa di S. Bartolomeo o di Santa Maria della Pietà, eretta nel 1561 dalla Confraternita dei Bergamaschi, presso l’edificio che fu fino al 1738 l’Ospedale dei Pazzi (facciata settecentesca di C. De Dominicis); più a destra, sull’angolo del Corso, la Galleria Colonna, che si biforca ad Y. Sul quarto lato della Piazza (N), la grande facciata laterale del palazzo Chigi. Al centro della piazza, sopra un altissima base cubica, si erge la dorica colonna di Marc’Antonio, di marmo lunense, fasciata da un bassorilievo a spirale e sormontata dalla statua di S. Paolo. Incominciata nel 176 per celebrare il trionfo di Marco Aurelio sui Marcomanni, i Quadi e i Sarmati, finita forse nel 193, essa è alta metri 29,60 (con base e capitello metri 42), ha un diametro di metri 3,70 ed è formata da 28 blocchi (alcuni spostati da terremoti). Le 20 spirali del bassorilievo rappresentano in basso la guerra germanica (171-173)), in alto la guerra sarmatica (174-175), con uno stile meno raffinato dei bassorilievi della colonna Traiana, alla quale si ispirano, ma interessante per i tipi, i costumi e l’ambiente rappresentanti nei particolari delle scene. Sul lato est, al 3° giro, Giove Pluvio che manda la pioggia a ristorare i soldati romani, episodio corrispondente al miracolo della pioggia attribuito alle preghiere dei soldati cristiani. Nell’interno una scala di 190 gradini porta alla sommità, dove era in origine la statua dell’imperatore e dove nel 1589, Domenico Fontana pose quella di San Paolo. Contemporaneamente l’artista rinnovava il basamento, con l’iscrizione che attribuisce erroneamente la colonna all’imperatore Antonino Pio. Calchi dei rilievi della colonna si conservano nel Museo di Roma. La Colonna si trovava al centro di una zona monumentale della Roma degli Antonini, tra il Tempio di Marc’Aurelio (al posto del palazzo Wedekind), il Tempio di Adriano, l’ustrium Antoninorum (edificio per la cremazione) al posto di Montecitorio, il portico Vipsanio (palazzo della Rinascente) ed altri edifici, i cui resti furono trovati costruendo la Galleria. Di fronte alla colonna, dalla parte del Corso, bassa fontana cinquecentesca, di Giacomo Della Porta, semplice e leggiadra. Passando sulla destra del Palazzo Wedekind, si va in piazza Montecitorio, forse dal Monte Accettorio (ab acceptandis suffragiis), perché si vuole che qui si adunassero a votare le centurie. La piazza, in forte pendenza, ha al centro l’obelisco di Psammetico II (594-589 a. C.), portato sotto Augusto da Eliopoli a Roma (v. Iscrizione alla base, con attribuzione erronea a Sesostri) e collocato a Campo Marzio, come gnomone di meridiana. Caduto per incendio, fu innalzato qui nel 1789 da Pio VI, che lo fece restaurare con il granito della colonna di Marc’Aurelio e vi pose in cima il globo di bronzo con il suo stemma. E’ alto circa 22 metri, con il basamento e il globo metri 29. Chiude la piazza a Nord la curva facciata del Palazzo di Montecitorio, iniziato nel 1650 dal Bernini per i Ludovisi, continuato sotto Innocenzo X per i Pamphili, terminato da C. Fontana e adattato, per volere di Innocenzo XII a sede dei Tribunali (Curia Innocenziana). Sono del Bernini il piano generale, l’idea di dare alla fronte l’andatura convessa, che ne aumenta la grandiosità, i motivi rupestri agli spigoli, attorno ad alcune finestre e alla base delle ali laterali. Dal 1870 il palazzo è sede della Camera dei Deputati; nel 1918 Emanuele Basile costruì, in piena dissonanza stilistica con il resto dell’edificio, la facciata posteriore, nella piazza del Parlamento.
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